Traduzione di Eduardo Accoroni e Dario Focardi

Che cosa racconta il calcio del Libano?

Il calcio in Libano è un perfetto riflesso del complesso tessuto demografico del paese. La maggior parte dei club nazionali ha forti simpatie, o autentiche affiliazioni, con forze settarie e/o politiche. Una delle pochissime eccezioni è stata quella del Nejmeh SC. Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel lontano 1945, il club ha avuto fans provenienti da diversi e variegati ambienti socio-economici, politici e religiosi. Il Nejmeh SC, per questioni puramente geografiche, inizialmente ha attratto tifosi e giocatori dal vicino distretto di Ras Beirut, diventando poi il simbolo e l’orgoglio di un’intera nazione. Con il passare degli anni, il club ha però perso questa sua caratteristica “multiculturale”, venendo acquistato dal leader di uno dei più potenti gruppi politici del paese. Per ironia della sorte, c’è ancora un forte contrasto tra l’amministrazione del club e diverse sezioni della tifoseria.

Il Beirut Municipal Stadium non è solo una delle sedi delle sfide della Nazionale Libanese, ma anche un luogo di svago e d’incontro per i residenti del distretto di Tariq El Jdide, uno dei più densamente popolati del paese. Come per altri stadi libanesi, non è adibito ad uso prettamente sportivo: viene infatti utilizzato come base militare per l’esercito. Nonostante sia la squadra più popolare del Paese, il Nejmeh SC non ha avuto l’opportunità di giocare al Beirut Municipal Stadium per oltre 10 anni, a causa degli scontri tra i tifosi ed i residenti del quartiere. Negli ultimi tempi, si è parlato con una certa insistenza della volontà di ristrutturare lo stadio e spostarlo in un’altra zona della capitale, per permettere la costruzione nel distretto di Tariq El Jdide di un decisamente meno romantico, ma più funzionale, parcheggio.

Qual è il rapporto tra Pelé ed il Nejmeh SC?

Nell’aprile 1975, Pelé ha visitato il Libano nel corso di una tournée internazionale. Ha giocato una partita con la maglia del Nejmeh SC contro una squadra composta da giocatori provenienti da varie università francesi. Il Libano, dopo la seconda guerra mondiale, ha avuto una crescita finanziaria/culturale, superiore a quella di molti altri paesi della regione; Beirut, non a caso, venne soprannominata la “Parigi del Medio Oriente”. La visita di Pelé, oltre a sottolineare la modernizzazione del paese, ha segnato anche la fine di quella che verrà definita, a posteriori, «l’età d’oro del Libano». Circa una settimana dopo, infatti, a Beirut, iniziarono gli scontri che porteranno alla terribile guerra civile che martoriò, per più di 15 anni, il Paese.

Cosa rallenta lo sviluppo del movimento calcistico libanese?

La mancanza di infrastrutture giustifica, in larga misura, il divario di sviluppo presente tra il calcio libanese ed il basket (che è il secondo sport più popolare della nazione). La Selezione Nazionale di pallacanestro si è qualificata al Campionato del mondo FIBA in 3 occasioni consecutive (2002, 2006 e 2010). La Nazionale di calcio, invece, solo in un’occasione si è avvicinata alla qualificazione Mondiale (nel 2014). Non tutti i club hanno accesso ad un terreno di gioco a grandezza regolamentare; la maggior parte delle società, tra l’altro, non possiede nemmeno il campo in cui gioca. Il Nejmeh SC, ad esempio, prende, ancora oggi, in affitto il proprio terreno di gioco dal Comune di Beirut. Il campo, che ha attirato l’interesse di ricchi investitori immobiliari, è utilizzato non solo dalla prima squadra, ma anche dall’Under 18, Under 16 e Under 14 della società. Rendendolo praticamente inutilizzabile nel giro di poche sessioni di allenamento.

Qual è il ruolo che ha il calcio in Libano e nella società libanese?

I libanesi troveranno il modo di giocare a calcio ovunque. Una gita in famiglia o un raduno tra amici finirà facilmente in una partita di calcio che unisce giovani e vecchi, ragazzi e ragazze, cristiani e musulmani. Non importa se la porta è rotta o se la rete è strappata: se c’è un oggetto sferico e un po’ di spazio per correre, allora c’è ampio spazio per una partita di calcio.

L’unico problema, purtroppo, è che trovare un qualsiasi tipo di spazio per giocare diventa sempre più difficile. È fin troppo facile per investitori facoltosi e influenti ottenere i permessi per costruire in spazi verdi o perfino sulle spiagge. È una farsa di lunga data in questo Paese che la costa, un tempo meravigliosa, nel corso degli anni sia stata venduta ai privati e siano stati costruiti molti resort. Le aree di spiaggia pubblica sono sempre meno e, per la maggior parte, poco curate. I grattacieli circondano ma non invadono ancora la spiaggia; tuttavia, è già prevista la costruzione di edifici così grandi ancora più vicini alla spiaggia. Manca il sostegno degli enti pubblici per conservare aree per il calcio, e i funzionari governativi sono fin troppo contenti di far posto a nuove costruzioni. È sempre un’esperienza dolorosa per un libanese di una certa età tornare nel suo quartiere d’infanzia e vedere nuovi edifici dove una volta c’era un campo da calcio.

Quali sono le prospettive per il calcio libanese?


A Beirut non ci sono quasi più spazi pubblici per giocare a calcio. La maggior parte dei campi pubblici sono stati trasformati in parcheggi, centri commerciali e cantieri per nuove costruzioni. Beirut era molto diversa dalle altre città della Penisola Arabica, ma ormai è sempre più simile. La maggior parte degli spazi pubblici sono scomparsi, e sono stati trasformati in spazi al servizio degli interessi privati invece che di quelli pubblici. La necessità di entrare in accademie calcistiche private per poter giocare a calcio sta cambiando la struttura socio-economica del calcio libanese.

Questo è lo stato attuale del calcio di strada: i pochi spazi rimasti sono campi in sintetico che si devono affittare. Questa situazione molto probabilmente cambierà la base socio-economica del calcio libanese. Finora, molti dei giocatori della massima serie e della nazionale provengono da ambienti meno privilegiati, e il calcio ha fornito loro un modo per fare carriera nella società – soprattutto quelli che si sono trasferiti in club stranieri. In futuro, i giocatori professionisti potrebbero provenire più da un ceto medio e alto, data la mancanza di spazi pubblici e la diffusione di accademie calcistiche private nel paese.

Tuttavia, anche i quartieri più poveri troveranno comunque un modo per avere un campo da calcio in cui poter giocare. Oltre alle scarpette e a un pallone, l’altra attrezzatura essenziale è il kit di una grande squadra europea – repliche a buon mercato sono disponibili nella maggior parte degli angoli delle strade. È raro trovare una partita di calcio senza vedere almeno una maglia del Barcellona, del Manchester United o del Bayern Monaco. Tutti seguono i principali campionati europei e la Champions League, scegliendo le proprie squadre e seguendo le partite con la stessa passione di qualsiasi altra persona che vive a Barcellona, Manchester o Monaco. Il campionato di calcio libanese, invece, tende a essere relegato in secondo piano. Per i libanesi il calcio mondiale – e soprattutto quello europeo – regna sovrano. È un peccato che la squadra nazionale libanese raramente possa avere quel tipo di supporto dalla propria parte. 

Qual è il ruolo dell’Università americana di Beirut nel calcio libanese?

L’Università Americana di Beirut (AUB), che quest’anno ha celebrato il 150° anniversario della propria fondazione, è stata a lungo un centro di attività sportiva nella capitale libanese. L’AUB è stata spesso pioniera nel settore sportivo libanese: la storia del basket in Libano è iniziata all’AUB e recentemente è stata fondata lì, la prima squadra femminile di rugby del paese. Oggi il Green Field di AUB, che all’inizio era uno dei campi dove si disputava il campionato di calcio libanese, rappresenta uno dei pochi campi da calcio a grandezza naturale rimasti a Beirut. Facoltà, staff, studenti, alunni e i ragazzi vengono all’AUB per giocare a calcio. Tuttavia, a Beirut, per moltissimi altri ragazzi appassionati di calcio, il lusso di un kit completo e di un allenatore esperto rimane un sogno lontano.

Le cose belle si fanno sempre un po’ attendere … Come un gol al novantesimo

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