I consigli di lettura calcistica della settimana


>>> Il rookie (Il prossimo arrivo nella tua libreria)

HO VISTO LA RIVOLUZIONE

di Lorenzo FabianoAbsolutely Free, 2020

Il Mondiale 1974 ha segnato un’era nella storia del calcio. Merito soprattutto dell’Olanda di Cruijff, ma anche della Germania Ovest vincitrice, dello scalcagnato Zaire, di un’orribile Italia, di Jurgen Sparwasser. E poi Billy Bremner e una Scozia che prometteva di spostare le montagne ed è rimasta con un pungo di mosche in mano, il Loco Houseman, la sorprendente Polonia di Lato e Deyna e il deludente Brasile di Rivelino e Jairzinho. Una coppa del mondo leggendaria, che Lorenzo Fabiano racconta con gli occhi del bambino che era all’epoca, in vacanza con la sua famiglia in un hotel di Lignano Sabbiadoro secondo una tipica cartolina di vita vissuta nell’Italia di inizio Anni Settanta. L’approfondimento di quella mitica kermesse non è però da scuola elementare: in 330 pagine trovate ogni dettaglio: i gol, tutti i protagonisti e tante storie dimenticate. Bonus track le interviste con alcuni dei giocatori italiani che hanno vissuto un Mondiale da tenebra, per riprendere la definizione che ne diede Giovanni Arpino.


>>> L’underdog (Il libro che ti sorprenderà)

DUE A ZERO

di Marco BagozziUrbone Publishing, 2014

Il successo della Steaua Bucarest contro il Barcellona nel 1986 è senza dubbio una delle più inattese imprese della Coppa Campioni che meritava di essere raccontata nei dettagli. La missione la porta a termine con pieno merito Marco Bagozzi, uno ottimo storico e un buon scrittore con la passione per questo genere di storie. Il libro passa in rassegna volti e opere dei protagonisti di quella epica cavalcata, dai celebri Belodedici e Boloni ai meno famosi Iovan e Majerau, per poi raccontare il cammino della squadra rumena fino all’ultimo atto di Siviglia dove l’eroe divenne il portiere Duckadam, che neutralizza quattro rigori su quattro e regala il trionfo ai suoi, salvo poi sparire nell’anonimato per una presunta disputa con uno dei figli di Ceausescu. La leggenda vuole che il rampollo del dittatore gli sfracellò le mani, una teoria smontata da Bagozzi con dovizia di particolari. E il bello di Due a Zero è proprio questo, perché l’autore non si limita a descrivere, ma riesce pure ad andare a fondo nei fatti. A impreziosire il tutto è la prefazione di Federico Buffa. Da non perdere.


>>> L’hall of famer (Il classico intramontabile)

L’INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI

di Enrico BrizziBaldini Castoldi Editore, 2008

Siamo nel 1960 e l’Italia uscita vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale si prepara a ospitare le Olimpiadi. La nazione è ancora in mano all’amatissimo Benito Mussolini che però è nel letto di morte e il Paese è dilaniato dalle lotte intestine del Partito Fascista che si prepara alla successione. È in questo scenario che Lorenzo Pellegrini, giornalista di Stadio e scanzonato playboy, finisce nei guai per una sconveniente relazione amorosa e per punizione viene spedito nelle colonie italiane dell’Africa Orientale, per un reportage sul calcio della Serie Africa. Il nostro eroe parte pieno di paure, invece si innamora presto di una terra affascinante e ricca di tensioni sociali, dove le squadre fasciste contendono il titolo ai team interrazziali e schierati contro i colonizzatori. Un viaggio che permetterà a Lorenzo di tornare in Italia con uno stato d’animo completamente diverso rispetto alla sua patria, fino a pochi mesi prima così apprezzata. È questa la trama di L’inattesa piega degli eventi, romanzo ucronico di un grande scrittore come Enrico Brizzi. Un libro entrato di diritto nella storia della nostra letteratura sportiva, per molti il miglior romanzo sul calcio mai scritto in Italia. È anche il primo atto di una trilogia, i cui sequel però non risulteranno essere altrettanto fortunati. Resta scolpita questa storia avvincente e partorita da una fantasia strabiliante, che vi terrà con il fiato sospeso per le sue 500 pagine, fino al finale sorprendente e struggente.


>>> Il must have (Un grande libro, analizzato nei dettagli)

FRAGILE. LA MIA STORIA

di Marco Van BastenMondadori, 2020

RECENSIONE DI JVAN SICA

A me la biografia di Marco van Basten, “Fragile”, è piaciuta molto.
Così scriverebbe Marco van Basten di un libro che gli piace, senza troppe mollezze critiche. Ed è proprio questo che c’è in “Fragile” e che piace anche a me.

È un libro asciutto, che arriva al punto, a volte rigido e da quel che ho capito rispecchia fedelmente la vita e il carattere di chi ne è protagonista. Forse la parte migliore che una biografia alla fine deve darti: un goccio di verità.
C’è un desiderio, c’è una passione, c’è un progetto, ci sono una serie di cose da fare per soddisfare quella passione e realizzare quel progetto. Si fanno, si ha successo. E poi… la caviglia.

Sembra tutto semplice, tutto facilmente incasellabile. Forse Van Basten si dimentica di dire che è Marco Van Basten, con un talento e un’armonia fisica fuori dal comune, ma il fatto che si innamori del pallone da bambino e che con il padre costruisca un percorso per diventare campione non deve farcelo sentire distante, magari solo diverso da noi che non riusciamo a pensare e fare con la stessa qualità. Mi fa impazzire quando quasi glissa riguardo alle vittorie, ne è orgoglioso, lo identificano come uomo oltre che come atleta, ma le mette lì, a punteggiare e non marchiare la sua esistenza. Marco van Basten è tanto altro rispetto alle vittorie e all’atleta pubblico e non ha mai potuto dimostrarlo.

Prima di tutto è fragile da tanti punti di vista. La sua vita è stata fragile, perché gli affetti sono sempre stati distanti, con un padre completamente immerso nel suo successo e una madre, sola in una prima parte e colpita dalla malattia in una seconda fase. La sua carriera è stata fragile, perché sempre in bilico fra successi enormi e cadute rovinose, dovute non solo a lui, perché stiamo parlando di un gioco di squadra, ma che a lui spesso tutti imputavano. E poi è stato fragile il suo corpo, il mezzo per soddisfare la passione e realizzare il progetto di cui si scriveva.

E parlando di questa fragilità, emerge lei, la vera coprotagonista del libro, la parte che lo stesso Van Basten mette al centro del tutto, perché per colpa sua e intorno a lei buona parte dell’essere Marco van Basten privato e pubblico è ruotato: la caviglia destra.
Questo suo insistere su questa parte del corpo, che ha causato e portato alla luce la sua fragilità è la parte migliore del libro. E mi ha fatto anche pensare. Guardiamo ai calciatori, parliamo e scriviamo delle loro parti del corpo come fossero parti di un’automobile, né più né meno. Come le auto e i parafanghi, i calciatori scuotono in noi un desiderio di possesso e un moto d’orgoglio per uno status raggiunto che ci fa stare meglio o peggio.
Ma le ginocchia, le caviglie, i tendini, i legamenti, i polpacci, le anche, i metacarpi, le falangi sono umane troppo umane, non passepartout per una nostra presunta felicità.

Si parla e si scrive troppo poco della carne con cui sono fatti i calciatori. Le loro parti del corpo sembrano solo un impedimento e non l’acceleratore verso le vittorie e i traguardi. Quando si parla di parti del corpo di un calciatore c’è sempre un velo di peccato che emerge, una distanza. Come se non avessero le nostre carni, ma delle ossa e dei muscoli a nostra disposizione, di cui dobbiamo e possiamo chiedere conto in ogni momento. Il corpo del calciatore bene che vada può diventare un oggetto di discussione e non il motore fisiologico di una bellezza atletica.

Marco van Basten ribalta questa visione e mette al centro lei, la caviglia che lo ha allontanato dal calcio ma soprattutto gli procurava dolori intensi, che lo hanno fatto vivere male la sua quotidianità, i rapporti familiari e quelli di amicizia. Ci ha detto, pensate al fatto che per i miei dolori non sorridevo a mia figlia e non alla Coppa dei Campioni che non abbiamo vinto. Questa è, alla fine dei conti, la verità che resta. 


#BookClub

Condivisione è il concetto alla base di un book club e ovviamente il nostro book club calcistico non fa eccezione. Ogni mese sceglieremo un libro da leggere insieme a voi. Il 22 Febbraio 2021 alle ore 21.00 daremo vita a un evento live streaming dove poter discuterne e confrontarci, in piena libertà. Strada facendo vi forniremo tutte le informazioni per collegarvi e dare vita alle nostre riflessioni. Intanto buona lettura con il primo libro del Book Club: Le Canaglie di Angelo Carotenuto, un titolo che per molti è il caso letterario bibliocalcistico dell’anno.

Se ancora non lo avete letto, fatelo prima del prossimo evento Book Club di Febbraio (il 22 Febbraio 2021 alle ore 21.00) così da potere condividere tutti assieme le riflessione su questo testo.

LE CANAGLIE

di Angelo CarotenutoSellerio, 2020

“Una città stracciona e sontuosa, sempre sul punto di esplodere. Un gruppo di ragazzi barbarici e romantici, di ostinato talento. Il romanzo di una ghenga di maschi che su un campo di calcio si chiamava Lazio. La squadra di Chinaglia e Maestrelli, nel cuore di un decennio che ha cambiato l’Italia per sempre”.